Da domani, Napoli si porta al polso, al collo e alle orecchie
Due capsule ispirate alla città che le ha viste nascere: Patenope, dedicata alla sirena fondatrice, e Portafortuna, il classico scaramantico reinterpretato in smalto colorato.
C'è una leggenda che i napoletani si raccontano da duemilacinquecento anni: quella di Parthenope, la sirena che scelse il golfo per adagiarsi e diede il suo nome alla città. E c'è un gesto che ogni napoletano conosce a memoria: toccare un corno rosso, o portarlo addosso, per tenere lontana la sfortuna.
Amonapoli raccoglie entrambe le storie in due collezioni distinte, pensate per chi ama i gioielli che raccontano qualcosa di più di un trend: Patenope e Portafortuna arrivano domani, in edizione limitata.
La coda della sirena che ha dato il nome a Napoli
Un ciondolo che è già diventato il simbolo silenzioso della linea: la coda di Parthenope, la sirena che si gettò in mare e diede il suo nome a Napoli, disegnata come un'onda che si increspa in squame.
«Non si vede il mare da ogni finestra di Napoli. Ma il mare, in un modo o nell'altro, trova sempre la strada per entrarci.»
Parthenope era una delle Sirene, insieme a Ligea e Leucosia: metà donna, metà uccello secondo il mito più antico, capace di ammaliare i marinai con il canto. Quando Ulisse resistette al suo richiamo, Parthenope non sopportò lo smacco e si gettò in mare.
Le onde portarono il suo corpo fino a un piccolo scoglio del golfo, dove oggi sorge Castel dell'Ovo. Su quello scoglio nacque il primo insediamento greco, chiamato Parthenope in suo onore — secoli prima che diventasse Neapolis, la «città nuova», e poi Napoli.
Ancora oggi i napoletani chiamano la loro città Partenope, e ne portano il nome con lo stesso orgoglio con cui indossano questo ciondolo: non una sirena qualunque, ma la sirena che ha dato origine a tutto.
Il corno napoletano, uno per ogni occasione
Non un corno solo, ma tanti insieme, in una cascata di colori: il portafortuna più antico di Napoli, quello che si regala e non si compra, diventa un gioiello da portare ogni giorno.
«A Napoli il corno non si compra: si riceve in regalo. Portarlo da soli, dicono, non porta la stessa fortuna.»
Il corno rosso — 'o curniciello — ha radici che affondano ben prima del cristianesimo, in riti di fertilità osco-greci legati al corno animale come simbolo di forza vitale. Con il tempo è diventato il talismano per eccellenza contro il malocchio: si dice tenga lontana l'invidia e la sfortuna semplicemente restando sospeso, con la punta rivolta verso il basso.
C'è una regola non scritta che ogni napoletano conosce: il corno non va comprato per sé stessi. Va ricevuto in dono, da qualcuno a cui si vuole bene, oppure trovato per caso. Solo così, dice la tradizione, porta davvero fortuna.
La collezione Portafortuna moltiplica il gesto: non un corno singolo, ma tanti, in colori diversi, che si muovono e tintinnano a ogni passo. Il risultato è un gioiello più giocoso e contemporaneo, perfetto anche come primo regalo scaramantico per chi non lo ha mai ricevuto.
